È morto Dario Fo. Il suo legame con le Marche

È morto Dario Fo. Il suo legame con le Marche

Dario Fo allo Sferisterio di Macerata

Drammaturgo, attore, scrittore, pittore e attivista politico. Premio Nobel per la letteratura nel 1997. A novant’anni ci ha lasciato il Maestro Dario Fo.  Aveva vissuto fianco a fianco per sessant’anni ogni battaglia con la moglie Franca Rame, deceduta nel 2013.

Una carriera lunga e costellata di successi, aveva collaborato con molte istituzioni delle Marche; con il Rossini Opera Festival di Pesaro firmò due regie: L’Italiana in Algeri (1994, ripresa nel 2006) e La gazzetta (2001, ripresa nel 2005).

Dario Fo firmò nel 2003 il Carnevale di Fano. Da gran giullare e grande artista, fu capace di reinventare il carnevale di Fano con una interpretazione originale, rivoluzionaria, straordinaria, assolutamente non banale. Seppe coniugare il rito tradizionale della festa in uno spettacolo che coinvolse i luoghi simbolo della città, dal mare all’arco d’Augusto, dal Palazzo della Ragione alle scuole cittadine in un racconto carnevalesco dove dentro ci fu la storia della nostra civiltà, dai miti, ai riti, dalle pulsioni alle emozioni, dalla storia all’attualità.

Dario Fo fu a Macerata nel 1992 per lo spettacolo “Johan Padan a la descoverta de le Americhe” in scena allo Sferisterio. Mentre nel 2013 le sue opere pittoriche furono esposte dal 6 al 16 giugno a Macerata alla Galleria Galeotti (piazza Vittorio Veneto).

«Sono un attore dilettante e un pittore professionista. Se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole o di grotteschi satirici».

I soggetti scelti per la mostra maceratese spaziavano dai racconti dei Vangeli apocrifi all’attualità sociale, dagli “omaggi” per i grandi pittori del passato alla letteratura classica. Per l’occasione all’Auditorium Svoboda dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, il percorso artistico di Dario Fo è stato protagonista di una conferenza dal titolo “Le incursioni fra video arte, pittura, teatro e nuovi media, da Dario Fo a Peter Greenaway, dalla Societas Raffaello Sanzio ai nuovi linguaggi scenici”.

Sulla copia del volume Einaudi “Dario Fo. Teatro. A cura di Franca Rame” collocato sugli scaffali della Biblioteca Civica di Fermo, campeggia la dedica autografa: “Alla Biblioteca Romolo Spezioli e ai suoi tesori. Dario Fo” lasciata dal Maestro il 23 giugno del 2014 quando in occasione dello spettacolo teatrale “In fuga dal Senato” si rifugiò in Biblioteca e scovò alla “Romolo Spezioli” il libro che cercava, quel libro che aveva cercato in tanta parte d’Italia: “La vita di Cola di Rienzo” scritta da Zefirino Re e pubblicata a Firenze, per i tipi di Le Monnier, nel 1854.

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